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POLITICA
31 agosto 2008, in Giovanni Salvo
Italiani, avete votato questo Berlusconi?
"Silvio, scusami. Ma hai per caso qualche altro problema che ti assilla?" Questa è la domanda che Maroni pose a Silvio Berlusconi quando a luglio si incontrarono i principali esponenti della maggioranza per discutere di giustizia e intercettazioni. Silvio Berlusconi aveva iniziato il suo discorso dicendo: "Dovete darmi retta. Questo disegno di legge va cambiato. In consiglio dei ministri mi avete forzato la mano. Ma io non sono per niente soddisfatto. Avete voluto a tutti i costi prevedere una lista ampia di reati. Così non va bene. I magistrati continueranno a massacrarci. Finiremo sempre sui giornali. Dobbiamo limitare la possibilità di ascoltare le telefonate solo ai delitti gravi, la mafia e il terrorismo. E basta. Perché..." a questo punto interviene Maroni che lo apostrofa con quella domanda anche un po imbarazzante, Silvio ovviamente smentisce (è una delle cose che sa fare meglio) e incalza: "E' il sistema che fa schifo. Ieri è toccato a me, domani toccherà a un altro. Qui non si salva nessuno. Prima o poi finiamo tutti sulla graticola, sputtanati sui e dai giornali. Per questo, e non finirò mai di ripetervelo, i reati sulla pubblica amministrazione non devono essere più ascoltati dai giudici. Capito?"

Avete capito? I politici non vanno intercettati per i reati che fanno, sennò finiscono sul giornale e vengono sputtanati. Poverini, ma non vi fanno pena? Ci vorrebbe un corteo di solidarietà per permettere a quei poveri santi di commettere tutti i reati che vogliono. Ma vi sembra giusto che uno che prende tangenti o fa raccomandazioni debba essere intercettato e finire in carcere? Mica sono reati questi, mica rubano denaro agli italiani, mica sono cose importanti queste...

Italiani ma è veramente questo che volete dal vostro governo? Non sarà che le TV vi hanno informati male su chi sia Silvio Berlusconi? Siamo il secondo Paese d'Europa per corruzione, volete un presidente che come suo principale scopo ha quello di impedire che reati riguardanti i politici vengano scoperti? Volete un presidente che fa la guerra ai magistrati? Fosse per Berlusconi la magistratura la farebbe abolire, anzi no, forse si limiterebbe ad impedirgli di indagare sulla casta dei politici privilegiati...
POLITICA
29 agosto 2008, in Giovanni Salvo
P2: la loggia che mirava a controllare lo Stato
Luglio-Agosto 1979, questo è il periodo che l'associazione segreta e massonica Propaganda2, più conosciuta come P2, avrebbe volentieri cancellato dal calendario. In questi due mesi avvengono due eventi da cui partiranno le indagini che poi sono sfociate nella scoperta della loggia massonica che tramava alle spalle dello Stato. Il primo evento avviene l'11 luglio: l'avvocato Giorgio Ambrosoli che stava curando la liquidazione delle banche andate in fallimenti di Michele Sindona viene assassinato a Milano. Meno di un mese dopo, il 2 agosto, il secondo evento: Michele Sindona che si trovava a New York viene rapito e poi ritrovato solo il 16 ottobre. I due casi vengono affidati a due giovani magistrati: Gherardo Colombo e Giuliano Turone.

Il rapimento di Sindona viene rivendicato da una strana quanto improbabile associazione denominata "Gruppo proletario di eversione per una giustizia migliore", Colombo e Turone non abboccano e continuano le loro indagini. Ai magistrati americani che indagavano sul rapimento giunge una dichiarazione giurata di un certo Licio Gelli, poco conosciuto fino ad allora, che riportava: "Nella mia qualità di uomo d’affari sono conosciuto come anticomunista e sono al corrente degli attacchi dei comunisti contro Michele Sindona. è un bersaglio per loro e viene costantemente attaccato dalla stampa comunista. L’odio dei comunisti per Michele Sindona trova la sua origine nel fatto che egli è anticomunista e perché ha sempre appoggiato la libera impresa in un’Italia democratica" in pratica insinuava che Sindona fosse stato rapito dai comunisti.

In realta i due magistrati italiani scopriranno che Sindona aveva organizzato la messa in scena del rapimento per venire in Italia e trattare segretamente con Giulio Andreotti il salvataggio delle sue banche andate in fallimento e che Giorgio Ambrosoli stava liquidando. Scopriranno anche che sempre Ambrosoli è stato ucciso su commissione dello stesso Sindona in modo da guadagnare tempo per le trattative di salvataggio delle sue banche. Per rendere il rapimento credibile Sindona si fece anche sparare a una gamba da un suo medico di fiducia nonchè massone: Joseph Miceli Crimi. Grazie a lui Colombo e Turone scoprono ulteriori legami con Licio Gelli e notano che svariate figure istituzionali fanno la fila per poter parlare con lui. Sindona verrà condannato per l'omicidio di Ambrosoli e verrà poi avvelenato in carcere.

I magistrati scoprono che la dichiarazione di Licio Gelli non era casuale ma serviva a depistare le indagini in quanto Sindona era membro della loggia P2 di cui Gelli era il "Maestro Venerabile". I due magistrati intuiscono che sono invischiate varie personalità di spicco in tutti i rami: comandanti della gaurdia di finanza, ispettori d polizia, politici, imprenditori e qualunque altra personalità comporti un potere. Ordineranno la perquisizione di 4 indirizzi legati a Licio Gelli, l'incarico viene dato a un colonnello della Guardia di Finanza di cui i due magistrati si fidano e gli danno ordine di non avvisare nessuno riguardo alla perquisizione, nemmeno i suoi superiori. Gli uomini di Bianchi ad uno di questi indirizzi trovano una marea di carte custodite in una cassaforte riconducibili all'associazione massonica tra cui anche gli elenchi degli iscritti. Negli elenchi risultano, come intuito dai magistrati, ministri, parlamentari, imprenditori, medici, avvocati, quasi tutti i più alti vertici di gaurdia di finanza e tutti i vertici dei servizi segreti italiani (SISMI, SID, CESIS e SISDE). L'associazione mirava ad avere più potere possibile, a organizzare uno Stato nello Stato, un organizzazione di potere capace di regolare segretamente i meccanismi dello Stato che tutti conoscono. Licio Gelli definiva la P2 "l'Istituzione". Tra gli iscritti figurò anche Silvio Berlusconi, tessera numero 1816. Quando il Cavaliere entrò in politica Gelli dichiarò all'Indipendente nel 1996: "Ha preso il nostro Piano di rinascita e lo ha copiato quasi tutto".

Uno dei motti del Maestro Venerabile era: "Il vero potere risiede nelle mani dei detentori dei mass media" infatti uno dei punti fondamentali della P2 era "redigere un elenco di almeno due o tre elementi per ciascun quotidiano e periodico in modo tale che nessuno sappia dell’altro" mentre riguardo ai giornalisti: "ai giornalisti acquisiti dovrà essere affidato il compito di simpatizzare per gli esponenti politici" e sulla Rai: "dissolvere la Rai in nome della libertà d’antenna". Oltre ovviamente alle posizioni della P2 riguardo alla Magistratura secondo cui il CSM doveva essere sottoposto al Parlamento e le carriere dei PM e dei magistrati separati. Da sottolineare il fatto che nel 1990 Silvio Berlusconi abbia ricevuto la sua prima condanna definitiva per falsa testimonianza sulla P2, grazie però a un amnistia varata proprio l'anno prima non sconterà la pena. Mi domando se la P2 sia stata realmente sgominata o stia continuando a funzionare sotto altre spoglie...
ECONOMIA
28 agosto 2008, in Visti dall'estero
Visti dall'estero: economia, paralisi totale

Paralisi Totale

Laura Lucchini - 24 agosto 2008

Il debito pubblico più alto d’Europa, la crescita ferma negli ultimi quindici anni, il crollo della produzione industriale e la brusca frenata dei consumi fanno dell’Italia un paese particolarmente vulnerabile alla crisi mondiale. Inoltre, gli analisti osservano con preoccupazione la mancanza di un paracadute sociale che tuteli coloro che cadono nella povertà estrema.

Gli ultimi dati ufficiali pubblicati all’inizio del mese dall’ISTAT mostrano che nel secondo trimestre il prodotto interno lordo è diminuito dello 0,3 per cento rispetto al precedente. Se confrontato con il PIL dello stesso periodo del 2007, appare chiaro che l’economia è paralizzata. È il dato peggiore degli ultimi cinque anni, dal 2003, quando la crescita fu di –0,1 per cento. Con declino, l’Italia apre la porta alla quarta recessione dell’ultimo decennio.

Secondo l’analista Tito Boeri, fondatore del sito informativo sull’economia lavoce.info, «l’Italia è molto più vulnerabile degli altri paesi del Vecchio Continente perché esce da quindici anni di stagnazione in cui il reddito delle famiglie è rimasto bloccato». Gli stipendi reali degli italiani, secondo quanto segnalato da Boeri, sono inferiori di circa il 30-40 per cento rispetto a quelli francesi o tedeschi, e la cosa peggiore è che «continuiamo a rimanere senza un paracadute, senza una rete di protezione sociale di base che protegga coloro che perdono il lavoro e che cadono in condizioni di povertà estrema». Meno di un disoccupato su cinque gode di sussidi di disoccupazione e non esiste un reddito minimo garantito.

Il governo conservatore ha incentrato il proprio intervento economico sul taglio della spesa pubblica, e non ridurrà le tasse, contrariamente a quanto annunciato nella campagna elettorale. La pressione fiscale aumenterà mettendo a rischio i consumi.


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Traduzioni a cura di Italia dall'estero

POLITICA
24 agosto 2008, in Giovanni Salvo
Ghedini: "Niente PM sotto Governo" sarà vero?
Liana Milella ha intervistato ieri per Repubblica l'avvocato del Cavaliere, oltre che parlamentare del Pdl, Niccolò Ghedini che collabora all'ideazione della riforma della giustizia. La giornalista ha posto delle domande molto interessanti e precise al parlamentare (una cosa che si vede raramente in Italia) proprio riguardo alla riforma della giustizia sbandierata due giorni fa dal Premier. Ghedini però si è mostrato abbastanza in controtendenza rispetto alle affermazioni di Berlusconi. Ha infatti detto che a suo avviso i PM non vanno posti sotto il controllo del Governo ma di un secondo CSM ed anche che l'obbligo dell'azione penale sia "un valore che consente di avere certezze" e quindi non va abolito a differenza di ciò che ha annunciato e che vorrebbe il Cavaliere. Il fatto che Ghedini ritenga di dover istituire un secondo CSM sotto il quale porre i PM non chiarisce del tutto i dubbi, potrebbero stabilire che il nuovo CSM venga eletto dal Governo e quindi il discorso cambierebbe poco e l'indipendenza della magistratura non ci sarebbe ugualmente.

Ghedini si è mostrato durante l'intervista molto diplomatico ed ha parlato con cognizione di causa riguardo a un tema così delicato come la riforma della giustizia riportando il proprio pensiero anche se diverso dalla linea del leader del suo partito. Quello che appunto preoccupa non sono le idee di Ghedini bensì quelle di Berlusconi, se i PM rimanessero indipendenti e l'obbligo di azione penale non fosse abolito la riforma della giustizia sarebbe sicuramente meno criminale di quanto non lo sia secondo le idee del Premier, il problema è che ciò che vuole Berlusconi non è quello che pensa Ghedini e con tutto il rispetto per Ghedini il Cavaliere farà valere la sua parola e le sue idee.

Il parlamentare del Pdl ha dichiarato: "Farò tutto quello che posso per garantire l´indipendenza della magistratura" aggiungendo "perché il pm sotto l´esecutivo sarà bello in Francia, in Inghilterra e negli States, ma in Italia non mi piace", la giornalista gli fa notare che invece al Presidente del Consiglio piace eccome e lui risponde molto onestamente: "Se il pm è sottoposto al governo ci può essere il rischio che la politica intacchi una funzione importantissima per la repressione dei reati". Vale a dire se la politica intacca la funzione giudiziaria si rischia che i reati valgano solo per chi fa comodo ai politici di turno. Io mi auguro che se Ghedini si opporrà realmente alle idee di Berlusconi riesca a rendere la riforma della giustizia quanto meno decente, ma non ci spererei troppo. In fondo Ghedini è stipendiato dal Cavaliere come avvocato, non vorrà certo rischiare di rimanere disoccupato...
POLITICA
22 agosto 2008, in Giovanni Salvo
Riforma della Giustizia: e questo non è regime?
Berlusconi ha iniziato a parlare seriamente di riforma della giustizia. Sapevamo gia tutti che ce l'avessero in mente, lo avevano annunciato a mezza bocca da settimane. Adesso il Cavaliere ne ha parlato esplicitamente: "separazione dell'ordine degli avvocati dell'accusa (PM ndr.) dall'ordine dei magistrati, indirizzo dell'azione penale superando l'attuale ipocrisia della finta obbligatorietà, criteri meritocratici nella valutazione del lavoro dei magistrati" qualcuno che non conosce a fondo come funziona tecnicamente la magistratura si chiederà a cosa servono questi cambiamenti?

Partiamo dal presupposto che la magistratura, allo stato attuale, è indipendente da qualsiasi altro organo e si autogoverna attraverso il CSM. Questo perchè ai tempi del fascismo la Magistratura obbediva al gran consiglio del fascismo e veniva usata per condannare gli oppositori politici del fascismo. E infatti il presidente dell'associazione italiana magistrati dichiara che se la politica entrerà a controllare la magistratura si rischia il modello fascista. All'interno della magistratura vi sono i PM e i magistrati, i primi sono quelli che si occupano di fare indagini e rappresentare lo Stato Italiano nell'accusa agli imputati, i magistrati invece sono i classici giudici che devono poi sentenziare la decisione riguardo al processo. In questo momento il PM può passare a fare il magistrato e il magistrato passare a fare il PM senza dover preventivamente scegliere quale delle due carriere seguire ed entrambe le figure sono sottoposte al CSM. La prima modifica annunciata da Berlusconi è la separazione delle due figure: i magistrati rimangono sotto il controllo del CSM, i pm passano sotto il controllo del Governo e per avviare un indagine dovranno chiedere l'autorizzazione del ministro della giustizia. A un occhio attento non si noterebbe più di tanto il problema che invece è enorme: ponendo i PM sotto il controllo del Governo la Magistratura sarebbe privata di una grossissima fetta della sua autonomia riportando il rischio che a quel punto il Governo possa strumentalizzare la Magistratura per fini politici o per evitare che qualche ministro o amico di ministro venga indagato visto che l'autorizzazione la dovrà dare il ministro della giustizia.

Passiamo al secondo punto citato da Berlusconi: l'abolizione dell'obbligatorietà dell'azione penale. In questo momento se viene commesso un reato automaticamente parte l'azione penale, cioè se un cittadino commente una violazione che ha o può avere ripercussioni sulla collettività si avvia automaticamente il processo. Questo avviene per qualunque reato penale: frodi fiscali, evasione, truffe, tangenti, omicidi, violenze, furti ecc. La modifica consisterebbe nell'eliminare l'obbligo di far partire il processo. Chi debba stabilire se il processo deve partire o meno molto probabilmente lo stabilirà il ministro della giustizia che controlla i PM che poi devono fare le indagini. Un altro bello strumento per poter utilizzare la giustizia a proprio uso e consumo.

Terza e, per il momento, ultima modifica consisterebbe nell'inserire criteri meritocratici per il giudizio dell'operato dei magistrati. Quali siano questi criteri non è dato sapere ma visto che i magistrati, stando a questa riforma, sono gli unici ancora non sottoposti a un controllo diretto del Governo, probabilmente i criteri serviranno allo stesso Governo per poterli trasferire nel caso emettano una sentenza non propriamente gradita al ministro di turno, così se per caso sbagli a condannare qualche politico o stai per condannarlo c'è lo strumento per toglierti di mezzo. Un po come successo con De Magistris e la Forleo appena anno indagato rispettivamente Mastella e D'alema e sono stati entrambi perentoriamente trasferiti. Questi due casi hanno suscitato un certo polverone, con la nuova modifica sarà una consuetudine per cui lo si potrà fare senza troppi problemi.

Berlusconi sostiene che questi provvedimenti siano delle idee condivise da Falcone, cosa che probabilmente in parte è vera (di sicuro non avrebbe mai sostenuto la possibilità di ingerenze del Governo sulla magistratura) ma che non significa niente. Falcone è un Eroe (a differenza di Mangano, per non fare confusione) perchè ha combattuto fino alla morte la mafia, non per le sue idee giudiziarie che rimangono idee personali che non andrebbero strumentalizzate per accattivare l'opinione pubblica, anche perchè Falcone non è qui a poter dire se realmente le condividerebbe oggi. Quello di cui siamo sicuri è che i provvedimenti annunciati da Berlusconi siano stati tra i punti cardine dell'organizzazione segreta massonica P2 che Sandro Pertini definì senza mezzi termini associazione a delinquere e di cui Silvio Berlusconi era tesserato con il numero 1816. L'obiettivo della P2 era ottenere e gestire più potere possibile e per farlo era necessario anche controllare la magistratura... In molti dovremmo chiederci non tanto se Falcone fosse o meno d'accordo con la riforma, bensì perchè il Governo italiano stia attuando dei provvedimenti perseguiti in passato da un'associazione a delinquere...
POLITICA
18 agosto 2008, in Giovanni Salvo
Bossi rivuole l'ici, Frattini alle Maldive: il delirio italiano
Bossi l'ultima volta che ha parlato è stato il 21 luglio quando disse che l'inno d'Italia dice che siamo schiavi di Roma, una gran bella fesseria oltre ad aver rivolto il dito medio nei confronti dell'inno della nazione che rappresenta come ministro. Insomma scatenò, o avrebbe dovuto scatenare, un terremoto politico. Adesso dopo meno di un mese torna a parlare e ne dice un altra delle sue, forse era in crisi da astinenza. Fatto sta che adesso ha dichiarato che l'Ici va reintrodotta... Si si proprio l'ici, quella che Berlusconi aveva promesso di togliere alle elezioni del 2006 e poi ripropose la promessa appena 3 mesi e mezzo fa come cavallo di battaglia della sua campagna elettorale. Un bel caso. Piccoli indizzi che fanno capire che i rapporti interni delle varie parti del governo non sono poi così saldi come vorrebbero farci credere, qualcosa non quadra. Berlusconi proclama l'abolizione dell'ici Bossi la vuole reintrodurre... Verrebbe da chiedere: "ma ci prendete in giro?".

Nel frattempo Calderoli cerca di metterci una pezza, un po come fece quando, dopo aver approvato la legge elettorale, la definì una vera porcata, tanto che ormai è nota come legge porcata ma nonostante questo è ancora in vigore dopo più di 4 anni. Tornando alla pezza che prova a mettere Calderoli dichiara che la sua proposta "prevederà la soppressione delle oltre dieci tasse relative alla casa (Stato, Regione, Comune) e la loro sostituzione con un tributo unico", ma se quella comunale non c'è più e per la nuova tassa verrà considerata anche quella comunale allora l'ici, di fatto, verrà reintrodotta... Ma allora ci prendete in giro sul serio!

Le dichiarazioni di Bossi scatenarono reazioni da più parti, l'opposizione accusa il goverso di essere in "stato confusionale", Cicchitto, Gasparri e soci cercano di calmare le acque. Il più tranquillo è Frattini. Si proprio lui, il ministro degli esteri. Direte: ma come? Proprio il ministro degli esteri che dovrebbe essere impegnato nelle vicende diplomatiche riguardanti Russia e Georgia è il più tranquillo di tutti? La risposta è si, perchè si trova in vacanza alle Maldive e anche se la situazione internazionale appare molto complicata e delicata, quasi da guerra fredda il buon Frattini ha deciso che fare una telefonata col suo cellulare sarebbe stata sufficiente. C'è da dire anche che forse è meglio così, conoscendo gli ottimi rapporti tra Berlusconi e Putin non sia mai che Frattini ci metta nei guai facendo qualche dichiarazione in favore della Russia mentre tutta Europa cerca di far ritirare le truppe Russe che prepotentemente hanno occupato la Georgia per appoggiare la secessione dell'Ossezia. Un po come se domani la Francia ci invadesse per appoggiare la secessione della Padania. Ma non si sa mai che in questo baraonda generale nella politica italiana qualcuno non abbia capito bene cosa sia successo in Georgia e ne spari qualcuna davvero grossa...
POLITICA
15 agosto 2008, in Visti dall'estero
Visti dall'estero: l'era dei divieti e il rischio fascismo

L’Italia in piena febbre da Divieto

Gaëlle Cajeux - 11.08.2008

[Svizzera] Per lottare contro la degradazione della città eterna, il comune di Roma ha ufficialmente proibito gli spuntini all’aperto presso i mercati, le piazze o vicino ai monumenti del centro storico. Quelli che infrangono l’ordinanza, che proibisce di bere, di mangiare ma anche gridare e dormire nei dintorni delle località prestigiose della capitale, rischiano un’ammenda di 50 euro.

Silvio Berlusconi aveva promesso di lottare contro l’insicurezza. Risultato: una valanga di misure estreme che hanno lo scopo di mettere fine “al disordine”.

Divieto di sedersi in più di tre persone su una panchina pubblica durante la notte, pena una multa. Questa legge, apparentemente incredibile e delirante, è tuttavia reale. È entrata in vigore ieri, non lontano dai nostri confini, nella città di Voghera, situata nel nord-ovest dell’Italia.

Voghera è ormai capitale delle leggi stravaganti. I panini possono essere degustati solo all’interno dei locali ed il consumo di alcool in strada è proibito. La multa arriva a 100 euro per la prima bottiglia, 250 per la seconda e 500 per tutte le seguenti.

Voghera extraterrestre? Non troppo. In Italia, il sindaco della piccola città lombarda di 38.000 abitanti non è affatto il solo a prendere questo tipo di misure drastiche. Dalla firma, in giugno, del decreto che aumenta i poteri dei sindaci in materia di sicurezza - nel quadro del “pacchetto sicurezza” voluto da Silvio Berlusconi - gli eletti locali si sono inventati di tutto con il pretesto di restaurare l’ordine pubblico: divieto di giocare a biglie sulla spiaggia, di costruire castelli di sabbia, di fare pic-nic sulle pubbliche piazze, di fumare all’aperto…

E queste ordinanze hanno già fatto le loro prime vittime. A Roma, due turisti indiani si sono presi una multa di 50 euro, da pagare entro sessanta giorni, per avere mangiato dei panini ai Fori romani. Persino tre tunisini che facevano un pranzo al sacco sulle scale di Piazza di Spagna sono stati pizzicati. Il commento a caldo di uno di loro è stato: “Non c’è nessun cartello che indichi il divieto. È assurdo!”

Una tendenza inaugurata da Berlusconi

Proibito fare il bagno in alcune fontane storiche, proibito fare foto in piscina: l’Italia ha per caso picchiato la testa? Perché questa voglia estrema di vietare? Da dove viene? Risposta: da Silvio Berlusconi.

Un Silvio Berlusconi che, in occasione della campagna per le elezioni legislative del 2008,  ha sedotto gli italiani con i suoi discorsi sulla sicurezza. In occasione della sua vittoria, il 14 aprile 2008, Berlusconi ha di nuovo ribadito la sua promessa di lottare contro l’ immigrazione clandestina e contro la delinquenza, etichettate come “l’esercito del male”.

Il presidente del Consiglio italiano si è allora messo al lavoro per far adottare un decreto sulla sicurezza. Proprio uno degli emendamenti a quest’ultimo, ha permesso lo spiegamento, lunedì 4 agosto, di tremila soldati nelle zone dette a rischio di molte grandi città italiane (in particolare Roma, Milano e Napoli) allo scopo di ristabilire l’ordine.

Un piano orchestrato dai ministri dell’Interno (Lega Nord) e della difesa (Alleanza Nazionale, post-fascista) che ha fatto sobbalzare la sinistra ed i sindacati di polizia. Questi criticano il ricorso all’esercito ed accusano il governo Berlusconi “di demagogia sicuritaria” e di cercare “di militarizzare” le grandi città.

Oggi, numerosi sindaci, ringalluzziti, seguono le orme di Berlusconi e legiferano a tutta birra “per garantire la sicurezza del paese”. Ma se i turisti, sbalorditi, parlano di assurdità, il comitato dei gruppi d’opposizione grida al fascismo. “Vietare alla gente di riunirsi in più di due…nemmeno il Duce aveva osato tanto!”. E’ proprio il timore di un futuro estremista e fascista che fa tremare oggi una parte dell’Italia.


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Traduzioni a cura di Italia dall'estero

SOCIETA'
13 agosto 2008, in Giovanni Salvo
Vist dall'estero: La crisi economica
L'italia è in una fase di crescita zero, questo lo sanno anche le pietre, quello che è preoccupante è il fatto che l'economia italiana si appresti a valicare la soglia dello zero passando però dalla parte negativa. Rischio recessione, un rischio che si va via via sempre più materializzando. La crisi economica in se è una cosa abbastanza normale, in tutte le economie del mondo ci sono fasi di espansione e fasi di regresso, certo scendere sotto la soglia della crescita zero è un grattacapo in più ma ci sarebbero le vie per uscirne. Questo in un sistema sano, dove i conti pubblici sono in regola, dove non ci sono sperperi dovuti alla cattiva amministrazione, dove non c'è corruzione, dove i fondi pubblici vengono sfruttati proficuamente. Purtroppo questa non è l'Italia.

Nelle fasi di regresso lo Stato è chiamato ad aumentare la spesa pubblica per incentivare il mercato e favorire la ripresa economica. Fornire assegni, agevolazioni, servizi gratis, investire in infrastrutture e quant'altro per consentire al denaro di circolare nel sistema economico. In Italia invece questo non è possibile. La spesa pubblica in tanti anni non ha fatto che aumentare anche quando l'economia era sana, adesso che invece servirebbe una buona dose di spesa pubblica lo Stato si ritrova con l'esigenza di doverla diminuire.
Il trattato di Maastricht prevede che gli stati dell'Unione Europea che utilizzano l'Euro debbano avere un debito pubblico non superiore al 60% del PIL. L'Italia è la prima in classifica, tra quelli che lo violano... Il debito pubblico italiano ammonta al 104% ben distanziate dietro di noi la Grecia con il 94.5% e il Belgio con l'84.9%. Vi sono poi anche Germania (65%), Francia (64.25), Portogallo (63.6%) e Malta (62.6%) che lo violano però con percentuali certamente poco preoccupanti per le economie nazionali. Noi siamo l'unico Stato dell'Eurozona che è indebitato per più di quanto produce. E' come se un lavoratore che guadagna 100€ al giorno abbia un debito giornaliero di 104€ oltre ovviamente alle esigenze quotidiane e ogni giorno chiede un altro prestito per ripagare il debito precedente, ovviamente con i rispettivi tassi di interesse.
Non sarà facile uscire da questa situazione e quello a cui dovremo prepararci potrebbe essere qualcosa di veramente catastrofico.


Italia, la prima a crescita zero tra le principali economie dell’UE

Verònica Becerri - 09.08.2008

I dati che l’Istituto italiano di Statistica (ISTAT) ha diffuso ieri mostrano il primo stagnamento di un’economia, in questo caso quella italiana, che ha registrato crescita zero del prodotto interno lordo (PIL) nel secondo trimestre dell’anno.

La notizia era attesa, con l’aumento del prezzo del carburante, le economie europee camminano da tempo su una corda tesa sulla quale prima o poi qualcuno doveva perdere l’equilibrio, e l’Italia è stato il primo paese a farlo.

I dati pubblicati mostrano crescita zero rispetto allo stesso periodo del 2007, mentre il PIL è diminuito dello 0,3% rispetto al primo trimestre di quest’anno, per cui si tratta del dato più basso per l’evoluzione interannuale del PIL dal 2003, quando l’indicatore era sceso allo 0,1%.

Secondo cifre lontane dalle stime fornite dal governo di Silvio Berlusconi, che aveva recentemente calcolato, prima dei dati di ieri, di chiudere l’anno con un valore positivo dello 0,5%, la media annuale sarà pari a zero. I primi a reagire a questa stagnazione economica sono stati i membri dell’associazione italiana dei datori di lavoro (Confindustria), che hanno avvertito la necessità di fare qualcosa per salvare un’economia che precipita ormai verso la recessione.

“L’Italia è sull’orlo della recessione - ha detto Confindustria attraverso un comunicato - per la quarta volta dal 2001, è molto alta la probabilità di un’ulteriore riduzione del PIL nel corso dell’attuale trimestre, iniziato con un segno negativo per la produzione industriale”.

Ritardo negli ordini

A parere di Confindustria si evidenzia un ritardo degli ordini, rappresentanti la produzione futura, per cui secondo le stime, “la seconda metà del 2008 è destinata a rivelarsi più difficile rispetto alla prima, a causa della gravità e della permanenza di condizioni internazionali sfavorevoli: il record del prezzo del petrolio, il cambio del dollaro al minimo, lo stallo dell’economia americana, la rottura della bolla immobiliare giunta in Europa e l’aumento delle imposte causate dalla crisi finanziaria e dall’ultimo aumento della BCE”.

Confindustria ha concluso il comunicato rilasciato affermando che bisognerà attendere la seconda metà del prossimo anno per vedere i dati in positivo nell’economia italiana. In questo contesto, si annunciano imminenti scioperi in Italia a partire dal prossimo autunno, “per proteggere i lavoratori, i pensionati e le famiglie”, hanno annunciato ieri alcuni leader sindacali.


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Traduzioni a cura di Italia dall'estero


POLITICA
11 agosto 2008, in Visti dall'estero
Visti dall'estero: Un popolo di corrotti
Siamo il secondo Paese in Europa per corruzione, davanti a noi solo la Grecia. La nostra fama di popolo corrotto ci precede e nel resto d'Europa sanno bene che spesso la politica in Italia viene usata per scopi personali, giri di mazzette, appalti regalati a società amiche del politico di turno, concorsi truccati, opere incompiute, fondi europei sperperati ecc. Dall'Inghilterra, l'Economist, ci fa notare come il Governo italiano si preoccupi tanto di combattere il crimine con una azione ritenuta solo simbolica mentre non si preoccupi per niente di combattere la corruzzione, anzi immunizzano quattro cariche da qualsiasi potenziale o reale accusa di corruzione e chiudono degli uffici di alte commissioni contro la corruzione. Sembrerebbe quasi che abbiano il carbone bagnato... Ma come ho gia detto questi inglesi perfettini pretendono troppo, i piromani non possono occuparsi del problema incendi.


La sottile linea verde

07.08.2008

L’Italia diventa più severa contro i crimini di strada. Ma è ancora indulgente con la corruzione.

Gli artiglieri hanno reso sicura Piazza del Duomo a Milano; i paramilitari hanno preso posizione alle porte di S. Giovanni Laterano a Roma; i reggimenti degli Alpini con il caratteristico cappello piumato hanno aiutato la polizia a fare irruzione in un ritrovo abituale all’aria aperta di spacciatori a Torino.

L’Italia difficilmente è come la Colombia. Non c’è il benché minimo segnale di un attacco terroristico. Dunque perché quest’atmosfera da emergenza nazionale? Il 4 agosto, il Governo di Silvio Berlusconi, Primo Ministro italiano, ha inviato l’esercito nelle strade per reprimere quella che lui definisce una crisi della sicurezza pubblica.

3000 soldati verranno impiegati per assolvere a funzioni di ordine pubblico. La maggior parte prenderà il posto della polizia a guardia dei centri di detenzione per immigrati e di potenziali obiettivi del terrorismo come le ambasciate. Circa 1000 militari pattuglieranno le strade insieme alla polizia. Il Governo afferma che l’esercito rimarrà nelle strade per almeno sei mesi.

Un provvidenziale studio del Censis, un istituto di ricerca, mette in dubbio la premessa del governo secondo cui il crimine sarebbe fuori controllo. Nel 2006 gli omicidi in Italia sono stati meno di quelli registrati in Germania, Francia e Regno Unito; è più probabile essere uccisi a Bruxelles che a Roma.

La percentuale degli omicidi non è uguale a quella dei crimini, comunque. Le cifre fornite dal governo mostrano che il numero complessivo dei reati aumenta del 6-7% ogni anno. Quello che sembra crescere più rapidamente è l’apprensione pubblica. Un altro studio pubblicato il 27 luglio da una fondazione di una compagnia assicurativa, Unipolis, ha scoperto che gli italiani ritengono il crimine la fonte principale della loro insicurezza, e quasi la metà associa i reati con gli stranieri.

Il Governo attribuisce la propria vittoria elettorale di aprile all’impegno di Berlusconi di essere intransigente sul crimine. L’invio delle truppe nelle strade costituisce un messaggio per gli elettori che intende tenere fede a quella promessa. Alcune testimonianze aneddotiche suggeriscono che la maggior parte degli italiani percepisce come rassicurante la presenza dell’esercito.

Se questo riuscirà a contenere il crimine è un altro discorso. Il Generale Mario Buscemi, che ha guidato l’ultimo dispiegamento delle forze armate nelle città italiane, per fronteggiare la mafia negli anni ‘90, fa notare che all’epoca disponeva di 20000 uomini solo per la Sicilia. L’attuale operazione, egli dichiara, è “sostanzialmente simbolica”. I soldati non hanno il potere di effettuare arresti, né sono debitamente addestrati ed equipaggiati per condurre operazioni di polizia.

Uno dei timori ampiamente esternati è che la vista dell’esercito potrebbe spaventare i turisti. Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, membro del Polo della Libertà di Berlusconi, ha condotto una lotta serrata per tenere i soldati in divisa fuori dal centro storico. L’Italia forse non è la Colombia, ma potrebbe cominciare ad assomigliarle.

In mezzo a questo melodramma - che comprende “l’emergenza” dei barconi di immigrati provenienti dal Nord Africa e lo sfratto degli zingari - c’è una domanda persistente. Perché il Governo è così intransigente sul crimine e così indulgente con la corruzione?

I primi provvedimenti di Berlusconi al governo sono stati la chiusura degli uffici di alte commissioni contro la corruzione e l’approvazione di una legge in base alla quale egli stesso non dovrà rispondere alle accuse di corruzione.


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Traduzioni a cura di Italia dall'estero


POLITICA
9 agosto 2008, in Giovanni Salvo
Allarme sicurezza!! Sì, ma sul lavoro
Il Governo ci sta ammorbando con l'emergenza sicurezza, la criminalità, i militari per le strade e via dicendo. Quello che però le statistiche mostrano è che il nostro Paese l'unica vera emergenza sicurezza ce l'ha sul lavoro. Gli omicidi in territorio italiano sono diminuiti in undici anni da 1042 casi (del 1995) a 663 (del 2006). Quasi dimezzati. Quello che invece preoccupano sono i decessi sul lavoro che ammontano a 918 all'anno (dati 2006) contro i 678 della Germania, 662 della Spagna e i 593 della Francia. Questo si che sarebbe un dato da riallineare con l'Europa, non il fantomatico Lodo Alfano che invece non si vede in nessun altra nazione europea e mondiale.

Altro dato spaventoso sono le morti per incidenti stradali, oltre 8 volte superiori agli omicidi. I decessi sulle nostre strade ammontano a 5669 che sono molto ma molto superiori anche a nazioni con più abitanti di noi: Regno Unito (3.297 decessi), Francia (4.209), Germania (5.091). Questi sono argomenti di cui dovrebbe parlare la politica. Aumentare i controlli delle misure di sicurezza nelle fabbriche, aumentare i controlli stradali, avviare campagne di sensibilizzazione di questi argomenti. Invece il nostro Governo manda soldati per le strade a fare compagnia ai nostri carabinieri e poliziotti spendendo 32 milioni di Euro nei soli mesi restanti del 2008.

Il Reuters, importante quotidiano inglese, si chiede se sia necessario mobilitare 3000 milirati quando si ha a disposizione 230.000 fra poliziotti e carabinieri. Anche se l'iniziativa è stata apprezzata da numerosi cittadini non significa che sia realmente utile e necessaria sottolineando anche che la criminalità in Italia è al di sotto della media europea ed è in costante diminuzione.

Il Financial Times consiglia al Governo di occuparsi, invece che dei militari, della corruzione del nostro Paese, seconda in Europa solo alla Grecia. Ma questo sarebbe come chiedere a un piromane di risolvere il problema degli incendi. Se l'italia è conosciuta per la sua corruzione è colpa senza dubbio dei nostri politici che da 15 anni sono sempre gli stessi. Potrebbero mai risolvere loro il problema?



L’Italia mobilita l’esercito, ma perché?

Stephen Brown - 06.08.2008

“Devo aspettare finché non ha finito?” chiede un soldato del reggimento italiano degli Alpini, indossando il riconoscibile cappello tirolese con la piuma, ai suoi colleghi della polizia mentre pattugliano una zona di Torino nota per la presenza di drogati e conosciuta come “Parco dei tossici”, mentre vedono una donna che si inietta una dose.

Incidenti come quello riferito dal Corriere della Sera sembrano rafforzare i dubbi del sindacato della Polizia italiana sull’iniziativa del presidente del consiglio Silvio Berlusconi, inaugurata questa settimana, di mettere 3000 soldati sulle strade di dieci città per i prossimi sei mesi, per aiutare la polizia a combattere un’ipotetica ondata di crimine. Alcuni agenti di polizia sostengono che i militari, anche quelli formatisi duramente nelle missioni di pace all’estero, non hanno l’addestramento necessario per combattere il crimine.

Ma appena le prime centinaia di soldati si sono trasferite sulle strade questa settimana – in uniformi militari con pistole solo per i vigili, ma con equipaggiamento mimetizzato da combattimento e fucili per sorvegliare gli obiettivi “sensibili” come ambasciate e stazioni ferroviarie – molti sindaci hanno valutato l’iniziativa come un successo. Il militare in carica come capo dell’operazione, Giuseppe Vallotto, ha detto che la reazione pubblica è stata “incredibilmente positiva” ed ha aiutato i cittadini a migliorare la percezione della propria sicurezza. I soldati, nei primi giorni di pattugliamento in collaborazione con la polizia, hanno anche raggiunto alcuni successi, acchiappando 12 immigrati africani a Napoli accusati di contraffare marchi di moda, catturando un ladro per le vie di Bari e beccando a Milano un uomo che aveva rubato i guadagni di un bar dalla cassa.

Alla maniera degli eleganti italiani, naturalmente, le truppe hanno svolto i loro compiti per le strade con la prevista spavalderia; il sindaco di destra di Roma, Gianni Alemanno, che si era preoccupato che i soldati spaventassero i turisti, sembra essere stato conquistato dai Granatieri di Sardegna mentre svolgevano le loro mansioni di controllo a Roma, dicendo: “Sembravano usciti fuori da un film, davvero perfetti, hanno una grande immagine”.

Ma l’opposizione e i media si chiedono se sia davvero necessario mettere in gioco un numero simbolico di soldati in un paese che già conta su 230.000 tra poliziotti e carabinieri, dove il livello di crimine non è poi così allarmante se paragonato al resto d’Europa. Un nuovo studio del centro di ricerche del Censis pubblicato questa settimana mostra, per esempio, che l’Italia ha il più basso tasso di omicidi tra le maggiori nazioni europee e sta già scendendo. Un leader sindacale ha suggerito che l’esercito dovrebbe invece essere dislocato nei cantieri per combattere la vera, crescente causa di morte tra gli italiani – gli incidenti fatali sul lavoro, per i quali l’Italia è prima in classifica in Europa, secondo il Censis.

L’opposizione sottolinea anche che Berlusconi ha mobilitato l’esercito contemporaneamente alla riduzione dei fondi alla polizia.

Anche la stampa straniera appare scettica e il Financial Times afferma in un editoriale che il nuovo governo conservatore italiano questa settimana farebbe bene a concentrarsi piuttosto sulla lotta alla corruzione, visto che il paese ha il record peggiore (dopo la Grecia) di tutta l’Unione Europea, secondo l’Indice di Transparency International sulla corruzione mondiale.

La rivista Forbes ha definito l’operazione una “tattica diversiva” da parte di Berlusconi per sviare l’attenzione dalla tragica situazione dell’economia italiana, che ha la peggiore crescita della zona euro e si sta dirigendo verso la recessione.

Ma, come spesso sembra accadere in Italia, Berlusconi riceve gli attacchi più duri da parte della stampa straniera piuttosto che da quella italiana. Mentre la mobilitazione dell’esercito nelle strade per combattere un’ondata di crimine di dubbie proporzioni accende la protesta in alcune nazioni, fino ad ora nella capitale si è limitata a pochi striscioni e cartelli con la scritta “Free Rome” ["Roma libera" o "Liberate Roma", N.d.T.].


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