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POLITICA
5 maggio 2010, in Giovanni Salvo
Storia di un ingenuo: "Voglio sapere chi mi ha pagato la casa"
Il caso-Scajola: nel 2004 acquista una casa di 180mq con vista sul Colosseo del valore di circa un milione e mezzo pagandola 600 mila €. "Un affare procuratomi da Balducci" dice lui. 6 anni dopo i magistrati scoprono che quella casa è stata pagata almeno 1 milione e mezzo, forse anche 1 milione e 700 mila €. Scajola poverino si incavola, "l'ho pagata tutta io 600 mila €". L'ingenuo non si rende conto che ha comprato una casa di 180mq con vista su uno dei monumenti più famosi del mondo...

I magistrati gli spiegano che Anemone ha pagato altri 900 mila euro e che le proprietari della casa confermano di aver ricevuto l'intera somma da Scajola e in più altri 200 mila € di anticipo per un totale di 1 milione e 700 mila € ma di averne dichiarati, in accordo con Scajola, solo 610.000. In più l'architetto Zampollini conferma di aver portato 80 assegni per il valore di 900.000€ al Ministro Scajola. Lui nega e continua a sostenere di aver pagato tutto lui con un mutuo. Dopo una settimana inizia a capire e ieri finalmente si dimette e dichiara: "Voglio sapere chi mi ha pagato la casa a mia insaputa"... Delle due l'una: o viene condannato o rischia l'assoluzione per infermità mentale...



permalink | inviato da Giovanni Salvo il 5/5/2010 alle 15:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
POLITICA
12 febbraio 2010, in A Voi le Conclusioni
Ciancimino replica a Dell'Utri


Si è offeso perché Dell’Utri le ha dato dello scemo?

Pensi che uno degli elementi per cui sono stato condannato è che mio padre mi ha nominato suo unico erede. Evidentemente non mi considerava così stupido. Dell’Utri vuole solo screditarmi.


Cos’ha pensato leggendo l’intervista?

Che questo è un Dell’Utri in grande difficoltà.


Secondo il senatore lei è manovrato dai pm.

Non mi è mai stato chiesto di dichiarare nulla che non fosse vero. E non lo farei mai.


Quindi il pm Antonio Ingroia non è il regista occulto dei pentiti?

Questa la chiamo “sindrome da procura”. Vogliono creare un caso. E magari Ingroia, per certe sue esternazioni, si presta. Ma io non sono mai stato spinto a dire nulla.


Secondo Dell’Utri lei lo accusa per guadagnare sconti di pena.

Falso. Mi hanno solo applicato le attenuanti generiche perché ero incensurato e ho collaborato.


Allora lo fa per salvare il tesoretto che, secondo il senatore, nasconde all’estero?

E’ illogico pensarlo. Vivo sotto scorta, blindato, questo tesoro potrei solo guardarlo. E poi il mio patrimonio è già stato sequestrato. Mi hanno confermato il sequestro anche di una barca e di un appartamento.


Di cosa vive allora Massimo Ciancimino?

Lavoro per un’agenzia di crediti. Faccio il trader, vivo con quei soldi.


Come mai lei è l’unico nella sua famiglia a parlare?

Io parlo perché so le cose, ho i documenti.


Dell’Utri dice che lei ha un fratello "dignitosissimo, che infatti non parla".

Dell'Utri riconosce la dignità a chi sta zitto. I miei fratelli non conoscevano l’attività lavorativa e politica con cui nostro padre si arricchì. Mio fratello è certamente una persona dignitosa, come dice il senatore, ma è d’accordo con me e supporta la mia scelta di parlare".


Cosa pensava suo padre di Dell'Utri?

Lo vedeva come un subalterno. Pensava che era troppo istintivo. La grande differenza comunque è stata che mio padre non ha avuto nessuna immunità.


Dell'Utri ha detto che è entrato in politica per non finire in carcere.

Mio padre ha subìto tutti i suoi processi. Dell’Utri ha goduto dell’immunità che la sua carica, e una serie di conoscenze, gli hanno dato.


Suo padre le parlava mai dello "stalliere di Arcore" Vittorio Mangano?

Certo. Papà trovava allucinante che un imprenditore come Berlusconi, nel momento in cui i figli erano a rischio attentati, si rivolgesse a uno come Mangano!


Perché?

Questi erano i classici "metodi accerchiativi", come diceva mio padre, di personaggi come Dell’Utri, per rendersi indispensabili a Berlusconi: fai le minacce per accreditarti sempre di più, e poi dai le soluzioni.


Lei ha affermato che Dell’Utri, a un certo punto, ha preso il posto di suo padre come mediatore con la politica.

Io non faccio una colpa a Dell’Utri di aver sostituito mio padre nei rapporti tra mafia e politica. Però è successo: lo dice mio padre, lo scrive mio padre. Io lo confermo in aula.


Il 2 marzo lei verrà sottoposto al contro-esame nel processo Mori.

Dimostrerò il tassello mancante: che non c’è stata nessuna contrapposizione dello Stato in quegli anni, come sempre accade nelle regioni del sud. Lo Stato, tra i mali, ha scelto il minore. La criminalità organizzata nasce e cresce negli spazi vuoti lasciati tra cittadini e istituzioni. Per questo capisco il ruolo che hanno dato a Dell’Utri.


Sarebbe?

Dell'Utri era una nuova faccia su cui contare, capace di reggere questo equilibrio. Si voleva una mafia fondamentalmente meno dannosa per lo Stato. Una mafia non stragista. E infatti in 10 anni ci saranno stati solo una decina di omicidi.


Berlusconi ieri ha detto che "siamo alla giustizia spiritica, con qualcuno – lei – che riferisce parole di qualcuno – suo padre – che è morto da diversi anni". Parole che "non hanno nulla a che fare con la realtà".

A Berlusconi risponderò il 2 marzo con i fatti, quando produrrò in aula tutti i documenti. Non sono come uno Spatuzza qualsiasi che parla de relato. Io antepongo al racconto il documento cartaceo che lo prova. Documentazione che mio padre ha scritto. Se mio padre scrive 'Dell’Utri, Milano 2, Berlusconi', io quel foglio lo porto in aula.


Ma cosa ci guadagna a parlare?

Nulla. Anzi, ho capito molto tempo fa che il mio comportamento costituisce un pericolo per me. Pensi che io vengo iscritto nel registro degli indagati lo stesso giorno in cui muore mio padre, il 19 novembre 2002. Era un avvertimento: se prima c’era mio padre che garantiva questo tipo di silenzio, ora toccava a me.


Poi sono arrivate le prime minacce.

Ho ricevuto visite spiacevoli di carabinieri e di uomini appartenenti ai servizi. Mi sono arrivati a casa pacchi bomba. Persino una lettera intimidatoria indirizzata a me, a mio figlio e a mia moglie. Da quel momento mia moglie ha cominciato a chiedermi: "Chi te lo fa fare?". Poi, quando ho continuato a collaborare, ha chiesto la separazione.


Ha ripensamenti?

È chiaro che chi si fa i cazzi suoi ha solo vantaggi. I miei fratelli sono stati tutti prosciolti. Oggi sono preoccupato.


Cosa teme?

È chiaro che c’è un processo di cambiamento nell’aria che fa paura. C’è chi lavora per il dopo Berlusconi. Ho paura che qualche entità esterna voglia accelerare questo processo di cambiamento, come è avvenuto nel 1992 quando Tangentopoli stava sgretolando il sistema e la politica stragista di Cosa Nostra ha accelerato il cambiamento. Oggi c’è la stessa aria. E io spero di non esserne vittima.


Ha un ruolo la Sicilia di oggi in questa ricerca dell’erede?

No. La Sicilia, come diceva mio padre, è solo il luogo dove si fa il lavoro sporco. Ma non ci nasce mai realmente qualcosa. Le cose nascono a Roma e a Milano.



Intervista di Beatrice Borrome
Da il Fatto Quotidiano dell'11 febbraio




permalink | inviato da Giovanni Salvo il 12/2/2010 alle 14:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
POLITICA
11 febbraio 2010, in A Voi le Conclusioni
Le intercettazioni della corruzione sugli appalti del G8 alla Maddalena e le raccapriccianti parole in occasione del terremoto dell'Aquila

Il testo dell'ordinanza che ha portato agli arresti e nella quale Bertolaso è indagato

I magistrati parlano di "corruzione gelatinosa". I rapporti con l'imprenditore Anemone

Balducci e i suoi amici, la cricca degli appalti
Ville, escort, assunzioni e auto di lusso

Il capo della Protezione civile non disdegna i favori sessuali di una certa Francesca
"Oggi pomeriggio sono libero... Verrei volentieri per una ripassata"
di CARLO BONINI


Balducci e i suoi amici, la cricca degli appalti Ville, escort, assunzioni e auto di lusso

Guido Bertolaso

ROMA - Una "cricca dei banditi". Il gip di Firenze racconta la corruzione che ha governato gli appalti della Maddalena e la ricostruzione a L'Aquila. Le escort di Bertolaso e gli imprenditori che la notte del 6 aprile ridono pensando agli appalti.

Il sistema, scrive il gip Rosario Lupo, funzionava così: "Angelo Balducci e Fabio De Santis, pubblici ufficiali presso il Dipartimento per lo Sviluppo e la competitività del turismo della Presidenza del Consiglio dei ministri, incaricati della gestione dei "grandi eventi" (Mondiali di nuoto di Roma 2009, G8 della Maddalena, 150° anniversario dell'Unità d'Italia) insieme a Mauro Della Giovanpaola, pubblico ufficiale della struttura di missione per il G8 della Maddalena hanno asservito la loro funzione pubblica (alquanto delicata, attesi gli enormi poteri a loro concessi e i rilevantissimi importi di denaro e risorse a carico della collettività) in modo totale e incondizionato agli interessi dell'imprenditore Diego Anemone (e non solo). Tale asservimento veniva ben retribuito con vari benefit di carattere economico e non, anche di grande rilevanza patrimoniale: utilità indirizzate o direttamente ai tre pubblici ufficiali o a loro parenti o a soggetti a loro amici (in particolare Anemone e i suoi collaboratori si mettevano a disposizione dei tre, in particolare di Balducci per risolvere loro qualsiasi tipo di esigenza, anche la più banale)". 

E il sistema, scrive ancora il gip, aveva un nome: "Gelatinoso". "Il caso in questione che ben potrebbe essere definito "storia di ordinaria corruzione" viene qui definito "gelatinoso". E non dagli investigatori ma dagli stessi protagonisti di tale inquietante vicenda di malaffare in una delle tante conversazioni telefoniche intercettate: "Il mio ragionamento è questo... Loro evidentemente stanno immersi in un liquido gelatinoso che è al limite dello scandalo" (...). Ma "sistema gelatinoso" non è l'unica definizione del Dipartimento per lo Sviluppo e la competitività del turismo della Presidenza del Consiglio dei ministri. Infatti la struttura cosiddetta della Ferratella (luogo dove ha sede il Dipartimento e di cui fanno parte Balducci, De Santis e Della Giovanpaola) viene definito - senza mezzi termini - dalle molto istruttive conversazioni telefoniche intercettate: "Cricca di banditi", "Banda di banditi", "Task force unita e compatta", "squadra collaudatissima", "combriccola", e i suoi componenti "bulldozer", "veri banditi", "gente che ruba tutto il rubabile", "persone da carcerare"". 


Anche l'imprenditore Diego Anemone, del resto, a giudizio del gip, si dimostrava all'altezza della qualità della corruzione assicurata dal sistema in ragione del suo network di rapporti, a cominciare da quello con il Capo della Protezione civile e sottosegretario Guido Bertolaso: "È alquanto inquietante - si legge - che sussistano rapporti di collusione (che definire sospetti è mero eufemismo retorico) tra l'introdottissimo (nonostante la giovane età) Diego Anemone e il potente sottosegretario e capo della Protezione civile Guido Bertolaso (coinvolto nella gestione economica degli appalti aggiudicati con la normativa cosiddetta dei "grandi eventi") che, come risulta inequivocabilmente dalle intercettazioni telefoniche, frequenta spesso e volentieri Anemone e le sue strutture, per così dire, di "relax"".

Gli appalti e il prezzo della corruzione. Nell'elenco che ne fa il gip, sono almeno cinque gli appalti pilotati da Balducci e la sua "combriccola" della Protezione civile: "Lo stadio centrale del tennis del Foro Italico (Mondiali di nuoto Roma 2009); il Nuovo museo dello sport italiano di Tor Vergata (Mondiali di nuoto); il completamento dell'Aeroporto internazionale dell'Umbria Sant'Egidio di Perugia (Celebrazioni 150 anni Unità d'Italia); la realizzazione Palazzo della conferenza e area delegati (G8 Maddalena); la residenza dell'Arsenale (G8 Maddalena)". Il prezzo della corruzione sono ristrutturazioni di immobili, auto di lusso a sbafo, assunzioni di domestici e figli, favori sessuali con pagamento di escort a domicilio. 
Balducci e i suoi amici, la cricca degli appalti Ville, escort, assunzioni e auto di lusso

Angelo Balducci



Scrive il gip: "Angelo Balducci: utilizzo di due utenze cellulari; personale di servizio nella proprietà di Montepulciano; uso di autovettura Bmw serie 5; messa a disposizione di Rosanna Thau (moglie di Balducci) di una Fiat 500; fornitura di mobili (un divano e due poltrone) per la proprietà di Montepulciano; esecuzione di lavori di manutenzione e riparazione negli immobili di Roma e Montepulciano; assunzione di Filippo Balducci (figlio di Angelo e della sua compagna Elena Petronela Buchila); messa a disposizione di Filippo Balducci di autovettura Bmw del valore di 71mila euro; lavori di ristrutturazione per l'appartamento di Filippo Balducci in via Latina a Roma con fornitura di materiali di arredo in legno e tessuti; viaggi a bordo di aerei privati; numerosi soggiorni su sua richiesta all'hotel Pellicano di Porto Santo Stefano; assunzione, su sua richiesta, di Anthony Smith e messa a disposizione di un'abitazione. 

"Fabio De Santis: affidamento di lavori pubblici in subappalto a Marco De Santis; utilizzo di un'utenza cellulare; fornitura di mobili destinati alla sua abitazione; prestazioni sessuali a pagamento a Venezia (17 ottobre e 28 agosto 2008) e Roma (13 novembre 2008).

"Mauro della Giovanpaola: prestazioni sessuali a pagamento a Venezia tra il 17 e il 18 ottobre 2008; uso di un immobile con personale di servizio all'isola della Maddalena; messa a disposizione di tre autovetture Bmw; fornitura di mobili per la sua abitazione".

Bertolaso, il giovane Anemone, i contanti e i favori sessuali. L'iscrizione di Guido Bertolaso al registro degli indagati per concorso in corruzione ha - a giudizio del gip - un fondamento probatorio evidente. "Sono emerse dalle intercettazioni telefoniche conversazioni nelle quali il Bertolaso viene menzionato o è uno degli interlocutori (...) È emerso che lo stesso Bertolaso intrattiene rapporti diretti con l'imprenditore Diego Anemone con il quale si incontra spesso di persona e in previsione dei quali Anemone di attiva di persona alla ricerca di denaro contante, tanto che gli investigatori ritengono abbia una certa fondatezza supporre che detti incontri siano stati finalizzati alla consegna di somme di denaro a Bertolaso".

Il 23 settembre 2008 Anemone si sbatte per cercare 50mila euro in contanti in vista dell'incontro con il capo della Protezione civile, previsto per quella stessa sera. È l'unica traccia dell'ordinanza su un possibile passaggio di denaro. Ma non è chiaro, o quantomeno, gli investigatori non sono riusciti ad accertarlo, se effettivamente i due si vedano e se ci sia o meno consegna di contanti. 

È certo al contrario che Guido Bertolaso goda dei favori sessuali messi a disposizione da Anemone. Il 21 novembre 2008 Bertolaso è al telefono con Simone Rossetti (il lenone di Anemone): ""Sono Guido, buongiorno... Sono atterrato in quest'istante dagli Stati Uniti, se oggi pomeriggio, se Francesca potesse... io verrei volentieri... una ripassata". "Perfetto". "Perché so che è sempre molto occupata... siccome oggi pomeriggio sono abbastanza libero, ti richiamo fra un quarto d'ora"". L'appuntamento viene fissato per le 16.

Una seconda prestazione sessuale è del 14 dicembre 2008 e ha luogo nel centro sportivo che è riconducibile Anemone ed è stato aggiudicatario della fetta più importante degli appalti per i Mondiali di nuoto 2009. "Tale prestazione - scrive il gip - è comprovata da intercettazioni con dialoghi del tutto espliciti e fortemente eloquenti e ha avuto luogo con una ragazza brasiliana presso il centro Salaria Sport Village". 
Il 17 febbraio 2009, dalle 15 alle 16, Bertolaso è ancora allo Sport Village, per "fare terapia con Francesca", "per riprendermi un pochettino", "per uno dei soliti massaggi". Anemone lo aspetta fuori dalla cabina e al telefono si lamenta con il suo lenone perché il capo della Protezione civile tarda a congedarsi dalla massaggiatrice: "Mannaggia sto a morì de freddo".

Anemone, Balducci e la ricostruzione dell'Aquila. Le indagini - documenta l'ordinanza - accertano che Anemone "è di casa all'interno della Ferratella, dove oltre a Balducci, De Santis e Della Giovanpaola, ha rapporti con altri funzionari di rango minore che pure hanno piena consapevolezza dell'esistenza del "sistema gelatinoso": Maria Pia Forleo, Francesco Pintus e Fabrizio Ciotti. Fino al punto di alimentare una sorta di "cassa comune" per le piccole spese di rappresentanza". Naturalmente c'è dell'altro. A cominciare - scrive il gip - dai rapporti che si intrecciano tra Anemone e Balducci nella Erretifilm srl, società di produzione cinematografica che - come aveva scoperto un'inchiesta firmata da Fabrizio Gatti sull'Espresso del gennaio 2009 - vede come soci la moglie di Balducci (Rossana Thau) e la moglie di Anemone (Vanessa Pascucci). 

L'11 aprile 2009, a pochi giorni dal sisma che ha devastato L'Aquila, Balducci, in una lunga conversazione con Anemone "fa pesare il fatto che si è fatto promotore per l'inserimento delle imprese di Anemone nei lavori post terremoto ("Ti rendi conto? Chi oggi al posto mio si sarebbe mosso?") ed esce allo scoperto pretendendo in cambio che il figlio Filippo goda di qualche ulteriore beneficio ("Tra qualche giorno compie 30 anni e io mi chiedo come padre: che ho fatto per lui? Un cazzo")". Filippo troverà una sistemazione.

D'altro canto, già il 6 aprile, in una conversazione tra gli imprenditori Francesco Maria De Vito Piscicelli, direttore tecnico dell'impresa Opere pubbliche e ambiente Spa di Roma, associata al consorzio Novus di Napoli e il cognato Gagliardi si capisce che c'è attesa per le mosse di Balducci sugli appalti: "Alla Ferratella occupati di sta roba del terremoto perché qui bisogna partire in quarta subito, non è che c'è un terremoto al giorno". "Lo so", e ride. "Per carità, poveracci". "Va buò". "Io stamattina ridevo alle tre e mezzo dentro al letto". 
Le pressioni sulla stampa e il procuratore Toro

Nelle intercettazioni della primavera 2009 Anemone e Balducci discutono con grande preoccupazione delle inchieste di Fabrizio Gatti e dell'interesse di Annozero e di Milena Gabanelli (Report). Per provare a contenerle - si legge nell'ordinanza - muovono tale "Patrizio La Bella, amico del giornalista Gatti", che a sua insaputa li informa di quello che il cronista ha in animo di fare. Ma "i contatti tra gli indagati si fanno frenetici e fitti il 28 gennaio 2010, quando il quotidiano "La Repubblica" pubblica un'inchiesta a firma di Paolo Berizzi e Fabio Tonacci". 

Gli indagati si muovono anche con Camillo Toro, commercialista e figlio del procuratore aggiunto di Roma Achille Toro, responsabile del pool dei reati contro la pubblica amministrazione (entrambi sono indagati). Il contatto con il magistrato e suo figlio è l'avvocato Edgardo Azzopardi ("Devo parlare con lui", dice a Camillo, che risponde: "Lascialo perdere che ce la vediamo noi"). Azzopardi il 17 dicembre 2009 parla con Toro e fissa un incontro di persona. Il 10 gennaio scorso parla con il figlio Camillo e lo esorta: "Assumi informazioni". Il 30 gennaio l'avvocato, al telefono, sembra aver avuto le informazioni: "Ci sono grossi problemi giudiziari in arrivo".
Malinconico e Masi

Il giovane Anemone rendeva felice anche Carlo Malinconico, in quel momento segretario generale alla presidenza del Consiglio e poi presidente della Fieg. "Su richiesta di Angelo Balducci l'imprenditore contribuiva all'organizzazione e pagamento di più soggiorni vacanza presso l'hotel "Il Pellicano" di Porto Santo Stefano". Naturalmente Malinconico non deve pagare un euro: "Mi raccomando, non è che si distraggono e gli fanno il conto". Anemone asseconda anche le richieste di Balducci perché assuma tale Anthony Smith, un tipo di Anacapri che Mauro Masi, direttore generale della Rai, gli aveva chiesto di sistemare. 




permalink | inviato da Giovanni Salvo il 11/2/2010 alle 19:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
POLITICA
10 febbraio 2010, in A Voi le Conclusioni
Intervista a Dell'Utri: "Io senatore per non andare in galera"

Senatore, lei è su tutti i giornali per le dichiarazioni di Massimo Ciancimino.

Due sono le opzioni: o mi sparo un colpo di pistola, o la prendo sul ridere. Di certo farò un’interpellanza parlamentare per capire cosa c’è dietro queste calunnie.

Ma cosa ci guadagna Ciancimino a dire queste cose?

Guadagna molto: intanto gli sconti di pena. La sua condanna a cinque anni, dopo le sue prime dichiarazioni, è stata scontata a tre anni. Non è poco: tra indulti e cose varie non avrà nessuna pena. Poi ci guadagna la salvezza del patrimonio che il babbo gli ha lasciato. Sta tutto all’estero.

E chi è il regista che ha interesse a favorire Ciancimino perchè faccia i vostri nomi?

Sicuramente chi lo gestisce è lo stesso pubblico ministero che era il mio accusatore nel processo di primo grado: questo Ingroia. Antonio Ingroia è un fanatico, visionario, politicizzato. Fa politica, va all’apertura dei giornali politici, ha i suoi piani. Ciancimino padre io non l’ho mai visto né conosciuto, non ho preso il suo posto, quindi non c’è nulla: è tutto montato. Qui c’è un’inquisizione. C’è una persecuzione: Torquemada non mollava la sua preda finché non la vedeva distrutta.

Però è difficile sostenere che Ciancimino, Spatuzza e tutti i pentiti che l’hanno accusata nel corso del suo processo, siano manovrati.

Ma questo non è un problema, Andreotti ne aveva anche di più di pentiti che l’accusavano.

Infatti Andreotti è stato riconosciuto colpevole del reato di associazione a delinquere (mafiosa) fino al 1980. 

Ma la faccenda di Andreotti è complessa, io non l’ho capita bene, bisognerebbe studiarla. Questi, i miei accusatori, sono preparati. C’è una cordata che non finisce più, una cordata infinita.

Secondo Ciancimino il frutto della trattativa tra mafia e Stato fu proprio Forza italia, una sua creatura.

Questo Ciancimino è uno strano. Lo sanno tutti, a Palermo. È il figlio scemo della famiglia Ciancimino.

Non ha l’aria tanto scema.

Non scemo, diciamo che è uno particolarmente labile. Ha un fratello, a Milano, che è una persona dignitosissima, infatti non parla neanche. Tutti sanno invece che questo [Massimo Ciancimino, ndr] è un figlio un po’ debosciato: gli piacciono le macchine, i soldi. E’ capace di fare qualunque cosa.

Anche il pentito Gaspare Spatuzza dice che tra lei, Berlusconi e i fratelli Graviano è stato raggiunto un accordo.

Ma di che parliamo? Falsità, calunnie. Sono tutte persone che hanno davanti anni di galera, è da capire. Salvano la loro pelle.

Paolo Borsellino parla di lei e di Berlusconi nell’ultima intervista che ha rilasciato prima di essere ucciso.

Era un’intervista manomessa, manipolata. Quando l’abbiamo vista per intero [nel dvd allegato al Fatto Quotidiano, ndr] abbiamo capito come stavano le cose. Risulta chiaro che Vittorio Mangano non c’entrava niente: quando parlava di cavalli, intendeva cavalli veri.

Però secondo Borsellino quando si parlava di cavalli ci si riferiva a partite di eroina.

Nel gergo può essere, ma in quella circostanza si trattava di cavalli veri. Ho fornito le prove: era un cavallo, con un pedigree, che si chiamava Epoca.

Mangano però parlava anche di un cavallo e mezzo...

Questo era un linguaggio che aveva con altri, con un certo Inzerillo, non con me. Lì "un cavallo e mezzo" era evidentemente una partita di droga.

Capisce che alla gente può sembrare strano che lei dia dell’eroe a uno che, anche a suo dire, trafficava eroina?

Certo, come no, capisco tutto. Ma io non ho detto che è un eroe in senso assoluto. È il mio eroe!

E lei ha mantenuto i contatti con Mangano anche dopo che è uscito di galera, quando erano ormai noti i reati che aveva commesso.

Ho tenuto i contatti, certo, l’ho detto. La mia tranquillità nasce dal fatto che non ho niente di cui vergognarmi.

Berlusconi è arrabbiato con lei?

No, perché? Mi conosce bene.

Neanche un po’ infastidito da tutti i problemi che gli causa?

Io? Che c’entro io? L’ha voluta lui Forza Italia. Io ho solo eseguito quello che era un disegno voluto dal presidente Berlusconi. Non posso arrogarmi meriti che non ho.

Non sente una responsabilità, visto il suo ruolo politico?

Io sono un politico per legittima difesa. A me della politica non frega niente. Mi difendo con la politica, sono costretto. Quando nel 1994 si fondò Forza Italia e si fecero le prime elezioni, le candidature le feci io: non mi sono candidato perché non avevo interesse a fare il deputato.

Poi, nel 1995, l’hanno arrestata per false fatture.

Mi candidai alle elezioni del 1996 per proteggermi. Infatti, subito dopo, è arrivato il mandato d’arresto.

E la Camera l’ha respinto. Ma le sembra un bel modo di usare la politica?

No, assolutamente. È assurdo, brutto. Speriamo cambi tutto al più presto! Ma non c’era altro da fare...

Perché non si difende fuori dal Parlamento?

Mi difendo anche fuori.

Perché non soltanto fuori?

Non sono mica cretino! Mi devo difendere o no? Quelli mi arrestano!

Se arrestano me cosa faccio, mi candido anch’io?

Ma a lei perché dovrebbero arrestarla? E poi a lei non la candida nessuno, quindi non si preoccupi. Io potevo candidarmi e l’ho fatto.

Ha fatto anche i circoli del Buon governo.

Si figuri che non abbiamo neanche più i telefoni perché non avendo più risorse per pagarli sono stati, diciamo, tagliati.

Voi non avete più risorse?

Sì, sì. Così è. Adesso lasciamo l’affitto della sede di via del Tritone a Roma perché non riusciamo più a mantenerlo.

E il Pdl non vi sovvenziona?

Il Pdl è avverso ai circoli: è fatto di persone che hanno preso il potere e hanno paura di chiunque sia migliore di loro.

Che fa se la condannano in appello?

Vado in Cassazione!

Non si dimette?

Ma sta scherzando?

E se la condannano in Cassazione?

Eh lì vado in galera. A quel punto mi dimetto.


Intervista di Beatrice Borromeo

Da il Fatto Quotidiano del 10 febbraio




permalink | inviato da Giovanni Salvo il 10/2/2010 alle 19:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
POLITICA
28 dicembre 2009, in Sezione Archivio
Passaparola: Travaglio in diretta ogni lunedi
Le precedenti puntate


La diretta del lunedi alle 14:00





POLITICA
21 dicembre 2009, in Sezione Archivio
Passaparola: Travaglio in diretta ogni lunedi
Le precedenti puntate


La diretta del lunedi alle 14:00





POLITICA
9 ottobre 2009, in A Voi le Conclusioni
Berlusconi: "Sento la mancanza del Corriere che fu", forse quello dell'era P2?
Dopo un periodo di pausa per il blog, innauguro una nuova rubrica intitolata "A voi le conclusioni" riporterò solo alcune frasi o testi per mettere in evidenza un legame tra le due cose o una incoerenza a voi appunto spetteranno le conclusioni. Quella di oggi è dedicata alla freschissima dichiarazione di Berlusconi secondo cui il Corriere della Sera è diventato un giornale di sinistra.


Berlusconi: "Il Corriere della Sera e' passato da essere il giornale della buona borghesia conservatrice a essere un giornale di sinistra. Sentiamo la mancanza del Corriere che fu"

Wikipedia: "Nel 1981, quando scoppiò lo scandalo della loggia P2. Il Corriere fu coinvolto al massimo livello poiché nell'elenco di personaggi pubblici affiliati alla loggia eversiva c'era anche il suo direttore, Franco Di Bella. Il quotidiano, già da qualche anno, era in mano al duo Roberto Calvi-Licio Gelli. Il tutto all'insaputa dell'opinione pubblica."

A voi le conclusioni.



permalink | inviato da Giovanni Salvo il 9/10/2009 alle 13:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
POLITICA
26 agosto 2009, in Giovanni Salvo
Crisi, il Corriere sposa l'ottimismo berlusconiano, Repubblica riporta le vere parole di Obama
Crisi economica, il Presidente degli Stati Uniti Obama conferma Ben Bernanke alla guida della Federal Reserv e diffonde le previsioni dell'andamento economico per il 2010. Repubblica e il Corriere riportano la notizia sui loro siti con due articoli. Il Corriere titola: La Casa Bianca: la ripresa è vicina, nel 2010 il Pil crescerà del 2%. Repubblica invece titola: Fed, Obama conferma Bernanke. "Ripresa lontana, ma nel 2010 pil +2%".

Ci si domanderà, ma si può sapere cosa ha detto Obama? La ripresa è vicina o lontana? Gia dai titoli si potrebbe intuire che la verità sta dalla parte di Repubblica che riporta un virgolettato del presidente Obama, mentre il Corriere fa un titolo generico, ma per ovvio scrupolo è bene leggere gli articoli.

Aprendo gli articoli si può subito notare che il Corriere della Sera fa sparrie dal titolo la frase "la ripresa è vicina" titolando semplicemente: Usa: il Pil salirà del 2% nel 2010. Repubblica invece conferma lo stesso titolo che appare nella home del quotidiano on line.

Il corpo degli articoli appare molto diverso, Repubblica approfondisce l'argomento con un testo diviso in 5 paragrafi, il Corriere si limita all'essenziale: appena 18 righe e senza riportare nemmeno una dichiarazione virgolettata di Obama e neanche una parola sulla riconferma di Bernanke alla guida della Fed.

Da Repubblica comunque veniamo a sapere che le parole di Obama sulla ripresa economica sono le seguenti: "La strada per un sistema finanziario in salute e una piena ripresa economica è ancora lunga"

Non sarà che il Corriere si è all'ineato alle poco velate direttive di Berlusconi riguardo all'ottimismo sulla crisi arrivando al punto di distorcere la realtà? A voi il compito di farvi un idea.









permalink | inviato da Giovanni Salvo il 26/8/2009 alle 13:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
POLITICA
13 agosto 2009, in Giovanni Salvo
Intervista a Davide Mangano, il giovane trascinato via dalla polizia a Messina: "mi hanno picchiato in caserma"




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POLITICA
8 agosto 2009, in Giovanni Salvo
Berlusconi muove le sue pedine mediatiche per non perdere il controllo sull'opinione pubblica





"In autunno tenteranno di buttarmi giù" il premier chiama alle armi i media di casaRiporto un altro interessantissimo articolo di Repubblica che riporta i movimenti nei media di proprietà della famiglia Berlusconi che vanno a coincidere con gli attacchi di questi giorni rivolti dal cavaliere all'informazione pubblica e soprattutto a Rai3 sostenendo che la Rai non può andare contro il governo in quanto tv di Stato.

Se il Premier ha questa idea dell'informazione pubblica non oso immaginare l'idea che abbia dei media di cui è proprietario. Se la tv di Stato, che dovrebbe stare dalla parte dei cittadini in quanto lo Stato è il popolo (ricordiamoci che siamo in democrazia che significa potere del popolo), non può attaccare il Governo figuriamoci l'informazione di mediaset...

Sarebbe intollerabile che il TG5 o il TG4 o lo pseudo telegiornale di Italia1 decidano di attaccare il proprio padrone. La domanda allora sorge spontanea: a chi è consentito dissentire? Chi deve mettere in evidenza gli errori, le magagne, le irregolarità, spesso le illegalità, le scelte discutibili o assolutamente illogiche del Governo? Considerando che in italia ci sono 7 televisioni generaliste e che 3 sono di Stato e 3 sono sue rimarrebbe solo la7, la più piccola delle televisioni nazionali. e che non tiene una linea così anti-governativa.. Se questa è democrazia e libertà di informazione stabilitelo voi...



Riunione ad Arcore con i fedelissimi. "Dobbiamo comunicare meglio i nostri risultati"

Feltri al "Giornale" e Giordano a "Italia1" per dare più smalto alla linea filo-governo

"In autunno tenteranno di buttarmi giù"
il premier chiama alle armi i media di casa

di CLAUDIO TITO


ROMA - "Prepariamoci ad una fase difficile. In autunno ci sarà l'ultimo tentativo di buttarmi giù con le solite armi della sinistra". Solo pochi giorni fa, durante una cena con un gruppo di fedelissimi ad Arcore, Silvio Berlusconi ha iniziato a organizzare la "campagna d'autunno". Dopo gli ultimi passaggi parlamentari - in primo luogo l'approvazione faticosa del decreto anticrisi - il Cavaliere non ha nascosto i timori su quella che ha definito "una fase difficile". La paura del "complotto", i sospetti su eventuali "ribaltoni" e semplicemente i rischi di una dinamica economica ingarbugliata stanno agitando i sonni del premier. I quattro mesi di qui a fine anno sono infatti considerati "decisivi". Il vero banco di prova per l'esecutivo.

"Se lo supereremo - è la convinzione di tutto lo staff del presidente del Consiglio - tutto il resto sarà più facile". I timori, infatti, riguardano il possibile picco della crisi economica. L'ultimo dato sul pil ha segnato un'ulteriore flessione. Il meno 6% di ieri è un indice ancora peggiore rispetto alle previsioni, già fosche, di Palazzo Chigi. Le stime sul calo dell'occupazione indicano un profondo rosso. Un contesto che, coniugato alle vicende personali e al pressing di buona parte della stampa estera, sta allarmando il capo del governo. Il quale ha messo subito in cantiere le sue contromosse.

A suo giudizio, infatti, se davvero la recessione dovesse rilasciare i suoi effetti più negativi proprio in autunno, "qualcuno potrebbe approfittarne". Il sospetto della "campagna" di aggressione nei suoi confronti non riesce a dissolversi. Una manovra che, a suo giudizio, potrebbe essere giocata sulla paralisi economica, sugli scandali che negli ultimi tre mesi hanno condizionato l'attività dell'esecutivo e sulla sentenza della Corte costituzionale che si esprimerà sul Lodo Alfano, ossia sullo scudo che protegge le più alte cariche istituzionali dalle indagini della magistratura. Il tutto - ripete sempre più spesso il Cavaliere - "ingigantito" dai mass media. Un clima che - sono le osservazioni di molti dei suoi collaboratori - rischia di trovare sponde nei settori della maggioranza più "influenzabili". Non a caso, ieri il presidente del Consiglio ha insistito nell'allontanare alcune interpretazioni secondo cui le questioni private lo abbiano reso "ricattabile".

Per lo stesso motivo, dunque, ha puntato i suoi riflettori su giornali e tv. "Noi - spiegava nella stessa riunione che si è tenuta a Villa San Martino - dobbiamo riuscire a dire tutto quello che facciamo. Spesso non comunichiamo tutti i nostri risultati. Nei mass media ci sono troppi pregiudizi. E adesso è arrivato il momento di superarli". Non per niente ha premuto sull'acceleratore per le nomine della Rai. Come aveva fatto nel 2002 con il cosiddetto "editto di Sofia", anche ieri ha puntato l'indice contro la tv pubblica (in particolare il Tg3) e il gruppo L'Espresso-Repubblica.

Ma soprattutto ha ripreso a muoversi sullo scacchiere delle sue imprese editoriali. Ha "ripescato" Vittorio Feltri proprio per assegnare al Giornale una linea più aggressiva. Un direttore in grado di avere pure "una faccia televisiva". Ha spostato Mulè a Panorama dopo l'addio di Belpietro e ha fatto rientrare Giordano a Italia1. Tutte operazioni legate da un unico filo rosso: quello tessuto per allestire una difesa intorno al governo sotto il profilo della comunicazione.

Anche perché, sebbene Berlusconi parli di "record" per quanto riguarda gli indici di popolarità, nelle ultime settimane anche i suoi sondaggisti di fiducia hanno dovuto registrare un calo. Il 68% di popolarità non è più il 72% segnalato ad aprile. Una flessione - ripete in questi giorni - provocata soprattutto dalla scarsa attenzione degli organi di informazione all'attività dell'esecutivo. Senza contare la recente diffidenza emersa nel mondo cattolico e il fastidio che serpeggia nell'universo femminile in seguite ai noti scandali. Il precedente sondaggio, ad esempio, segnava un meno 13% tra le donne.

Un contesto, dunque, che per Berlusconi impone un contrattacco.

Tant'è che da settembre i suoi riflettori si accenderanno anche sull'altro punto: la politica internazionale. Perché, al di là delle dichiarazioni pubbliche, il premier si sta lamentando dei danni subiti dalla sua immagine all'estero. E dopo le vacanze estive è pronto ad un tour de force in giro per le cancellerie europee.




permalink | inviato da Giovanni Salvo il 8/8/2009 alle 16:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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